Nabokov, Perec

 

 

Uno dei grandi piaceri di scrivere recensioni è “accoppiare” autori così lontani nel luogo comune. E che rimangono tali, sia chiaro, ma vedere i loro cognomi vicini fa l’effetto d’immaginare chissà quali possibili scenari di conoscenze e letture comuni tra i due, e di spassosi siparietti di vita quotidiana. In una Francia che accolse così tante persone dall’Europa orientale, perché no?

Georges Perec, La scomparsa, Guida, 1995; 280 pp., lire 28.000,  cm 23 x 14, copertina in cartoncino plastificato morbido, rilegatura cucita, carta liscia di buona qualità. Stampato in inchiostro nero e verde.

La trama, per sommi capi.
Un investigatore è sulle tracce di un uomo scomparso. Quest’uomo, insonne e vittima di allucinazioni, sembra essere sparito insieme a un fascicolo che era negli uffici del commissariato. L’investigatore si dichiara sconfitto, ma la ricerca del protagonista prosegue per mano di suoi amici e conoscenti, che continuano a scomparire – o a morire – in strane circostanze non appena sembrano giunti vicini alla soluzione del mistero; o anche se solo sembrano trovare un indizio importante. Quando il protagonista ricomparirà, dovrà ricostruire la storia di tutti e mettersi lui sulle loro tracce; ma ha capito il rischio che corre? Riuscirà a non rimanere ucciso nella ricerca? E nella ricerca di cosa?

Fuori l’autore.
Georges Perec (1936-1982) è stato un formidabile artista del linguaggio. Romanziere, enigmista, poeta, investigatore delle misteriose profondità della lingua, ha lasciato una straordinaria eredità di opere incredibili, tra cui un racconto palindromo di più di cinquemila caratteri, un poema fatto di anagrammi dello stesso verso, un libro di poesie composto accostando anagrammi di una sola parola (quella composta dalle undici lettere più usate nella lingua francese), un romanzo ipertestuale (scritto nel 1978!).

La recensione in senso stretto.
Il libro è abbastanza noioso e insignificante, anzi parecchio confuso, finché non si è colti dall’illuminazione che finalmente dà senso a tutto il testo. In quel momento si capisce perché i personaggi spariscono o muoiono, e perché anche il lettore è coinvolto: da una parte sembra incredibile che esista e sia coerente un romanzo del genere, dall’altra non si capisce come il mistero possa essere risolto. Dopo aver sfogliato increduli avanti e indietro il romanzo, alla ricerca di ciò che è scomparso, è ovvio che la sfida al linguaggio, posta dal romanziere e vissuta dai personaggi, ha coinvolto il lettore. Se si rimane al di fuori del romanzo, il tutto non può avere che il sapore di un raffinato gioco per professionisti parolieri (e traduttori di parolieri); se si ci addentra nel problema posto dal romanziere, forse se ne uscirà più sospettosi nei confronti della propria lingua – ma anche più sensibili alla sua bellezza.
La Guida Editori, fallita più volte, è ancora in mano alla famiglia che nel lontano 1920 cominciò l’attività. Periodicamente, per motivi economici, inondano le bancarelle e i remainders con i loro fondi di magazzino: non fatevi sfuggire i loro libri, il loro catalogo è di qualità altissima – è per questo che falliscono, ogni tanto. Attualmente potete ordinare via internet questa edizione a 22 euro, e una più recente a 14. Probabilmente quest’ultima è stampata su materiali meno pregiati e non ha all’interno alcuni saggi e testi scritti dal traduttore italiano – importanti ma non del tutto necessari, a mio giudizio.

Perché dovrei leggerlo.
Perché insegna le straordinarie risorse del linguaggio che, violentato in tutti i modi dalla tecnica e dai media, ha sempre le risorse per uscirne vincitore. A patto di assumersi la responsabilità di creare quelle risorse, o almeno di cercarle e di usarle.

Ma il mistero de “La scomparsa” qual è?
Io non ve lo dico di certo. Potete comunque cercarlo su qualsiasi sito parli di Perec o di questo romanzo. Però, a leggere il libro dopo aver saputo, ci perdete parecchio, sappiatelo.

Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura, Garzanti, 1982; pp. 450, lire 36.000, cm 20,8 x 13,6, copertina in cartoncino ruvido, carta semiruvida di buona qualità.
Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura russa, Garzanti, 1987; pp. 370, lire 30.000, cm 20,8 x 13,6, copertina in cartoncino ruvido, carta semiruvida di buona qualità.
Vladimir Nabokov, Lezioni sul Don Chisciotte, Garzanti, 1989; pp. 278, lire 36.000, cm 20,8 x 13,6, copertina in cartoncino ruvido, carta semiruvida di buona qualità.

E’ un saggio su…
I tre libri raccolgono le lezioni che Nabokov (l’autore di Lolita, per chi non lo sapesse [una icona del ‘900, per chi non se ne fosse accorto, e a quanto pare dalle nostre vicende gossipolitiche anche una icona dell’attuale secolo]) ha tenuto in varie occasioni durante il suo esilio – in realtà durante la sua seconda vita – negli Stati Uniti. I testi sono la trascrizione dei suoi elaborati appunti preparati per le lezioni agli studenti, e contengono anche interessantissimi disegni e schemi fatti da Nabokov stesso per le lezioni, oppure lasciati nei suoi appunti per aiutarsi nell’esposizione.

Recensione.
Sono dell’opinione che non ci sia cosa più bella, per chi ama la letteratura e i romanzi in particolare, che far parlare un romanziere dei romanzi che a lui piacciono di più, o di quelli che detesta. Come Nabokov dimostra, malgrado queste lezioni siano state pensate e preparate come materiale didattico, non ci sono opinioni di critici, non ci sono ricostruzioni filologiche, non ci sono categorie critiche: c’è solo un romanziere al lavoro sul materiale di un altro romanziere. Non c’è occasione migliore per capire in cosa consiste un romanzo – e per capire che non ce ne sono due uguali né nella struttura né nel linguaggio.
Nabokov parla chiaro, espone in maniera brillante e tiene sempre desta l’attenzione, ma non è mai né retorico né superficiale. Nella sua esposizione va dritto ai problemi, che affronta con la passione che un collega mette nel parlare del lavoro di un maestro che stima. Per questo, anche se sarà qualche volta dura seguirlo, certo non ci si annoierà mai.
Due citazioni, tanto per chiarire: “Faremo del nostro meglio per evitare l’errore fatale di cercare nei romanzi la cosiddetta ‘vita vera’”; “’Come essere un buon lettore’ oppure ‘Gentilezza verso gli autori’ – qualcosa del genere potrebbe fungere da sottotitolo a queste riflessioni su vari autori, dato che mi propongo di occuparmi con amore, indugiando amorevolmente sui particolari, di alcuni capolavori della letteratura europea”.

Fuori l’autore.
Vladimir Nabokov (1899-1977), non per insistere, ma è l’autore di Lolita. Che lo volesse o meno, questo entomologo emograto dall’Unione Sovietica da bambino a causa di un padre politicamente scomodo ha scritto uno dei romanzi-simbolo di tutto l’occidente. La sua vita, come potrà raccontarvi qualsiasi Wiki, è infatti inquietantemente all’ombra di questo immenso fenomeno che ancora getta la sua ombra su quello che rimane del suo creatore – sugli altri romanzi, sulle ricerche di scienziato, sulle opere in russo scritte prima di quelle in inglese.

Perché leggerlo, oltre che per il suo agomento?
Perché avvicina alla letteratura dimostrando come uno studio possa essere appassionante quanto il romanzo stesso che si propone di esaminare – e forse di più. Perché è ancora una fonte inesauribile di riflessioni e di illuminazioni su romanzi sui quali s’è già versato il proverbiale fiume d’inchiostro. Per capire di più di Nabokov, che ancora rimane uno dei romanzieri più misteriosi del secolo passato.

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