Brandys, Broch, Genet, Kraus, Stein, Zinov’ev

Questo numero ha un chiaro riferimento “politico”, ma che ci volete fare, non posso essere insensibile all’aria che tira. Posso solo promettere che non lo farò più. Spero. (E poi, perché no? Mah.) Inoltre è pieno di opere che condividono, col romanzo, l’aria di famiglia: anche se formalmente non sono romanzi, è impossibile concepirle fuori dalla storia del romanzo, col quale condividono temi, architetture, linguaggi, stili, espressioni tipiche. Come in certe vecchie foto, non sapete di preciso cosa tiene insieme tutti i soggetti, ma la percepite e non sapete dirla. Lo so, è un luogo comune anche questo. D’altronde, si sa, “i luoghi comuni sono i più affollati”.

Continua a leggere

Boll, Bulgakov, Conard, Irwin, Kundera, Lem, Lombardo, Maupassant, Skoble

Questo numero sembra aver poco a che fare con il romanzo. Sembra. Ci sono cose che formalmente non lo sono, ma che vivono ai limiti del romanzo, in una specie di territorio di confine da dove, però, certi paesaggi romanzeschi si vedono meglio che dal centro – ammesso che esista, poi. Spero, come sempre, che piaceranno a voi quanto a me. In questo numero una novità: la recensione di un libro che non è “vecchio” nella mia libreria. Non sarà l’ultimo, ma non chiedetemi quando ci sarà il prossimo.

P.S. Mi scuso con tutti voi per il ritardo con il quale pubblico questo numero. A volte la notte non porta consiglio, solo sonno.

Continua a leggere

Anders, Campanile, Garroni, Jakobson, Orten

Anche stavolta, affezionati lettori, due romanzi, due saggi e un libro di poesia. E mi è stato chiesto di vendere due dei libri recensiti qui, a ulteriore riprova che nel nostro mercato librario c’è qualcosa che non funziona. Prima di tutto, temo, il rapporto domanda-offerta: mi scuseranno gli operatori del mercato alimentare, ma un libro non si può vendere come il pane, né quanto il pane. E’ tutto un altro tipo di cibaria.

Continua a leggere

Nabokov, Perec

 

 

Uno dei grandi piaceri di scrivere recensioni è “accoppiare” autori così lontani nel luogo comune. E che rimangono tali, sia chiaro, ma vedere i loro cognomi vicini fa l’effetto d’immaginare chissà quali possibili scenari di conoscenze e letture comuni tra i due, e di spassosi siparietti di vita quotidiana. In una Francia che accolse così tante persone dall’Europa orientale, perché no?

Continua a leggere